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Nota introduttiva

BENI E SERVIZI DI LARGO CONSUMO
Nota metodologica

L’Osservatorio Prezzi e Tariffe diffonde le informazioni sui livelli dei prezzi per un paniere di beni e servizi di largo consumo, elaborati dall’Istat sulla base dei dati utilizzati per l’Indagine sui prezzi al consumo.

I beni e servizi del paniere vengono classificati in sei tipologie: ortofrutta, alimentari, cura della persona e della casa, servizi, energia e prodotti ittici. Per ognuna delle suddette tipologie è possibile selezionare la provincia di interesse e visualizzare i dati relativi all'ultimo mese disponibile[1].

Negli ultimi anni, l’Istat ha introdotto importanti innovazioni riguardo alle metodologie di raccolta dei dati, sfruttando le potenzialità di fonti diverse che si sono rese via via disponibili, al fine di aumentare l’efficienza della rilevazione e la qualità degli indicatori prodotti per la misurazione dell’inflazione.

In particolare, i dati che attualmente concorrono alla costruzione degli indici mensili dei prezzi al consumo sono raccolti attraverso l’utilizzo di una pluralità di fonti: la rilevazione tradizionale (mediante raccolta presso i punti di rilevazione nei Comuni), effettuata dagli Uffici Comunali di Statistica (UCS), che copre un’ampia tipologia di prodotti, tra cui gli alimentari freschi (ortofrutta, prodotti ittici e carne) e i servizi alla persona; la rilevazione centralizzata, condotta dall’Istat direttamente o attraverso la collaborazione con grandi fornitori di dati; la fonte amministrativa, con particolare riferimento alla base dati del Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) sui prezzi dei carburanti per autotrazione; gli scanner data per quanto riguarda, essenzialmente, i beni alimentari lavorati e i prodotti per la cura della casa e della persona (cosiddetti “grocery”).

L’Osservatorio, in linea con le trasformazioni che hanno interessato l’indagine sui prezzi al consumo, pubblica le informazioni sui livelli dei prezzi dei beni e dei servizi rilevati attraverso questa pluralità di fonti, ad eccezione dei dati provenienti dalla rilevazione centralizzata, che riguarda per lo più beni e servizi caratterizzati da prezzi uniformi sul territorio nazionale. Per le diverse fonti sono state adottate specifiche metodologie di elaborazione che permettono di calcolare per ciascun bene e servizio e con riferimento alle quotazioni di prezzo raccolte, un prezzo minimo, un prezzo massimo e un prezzo medio.

In termini generali, per i dati rilevati dagli Uffici Comunali di Statistica (rilevazione tradizionale) e per quelli derivanti dalla fonte amministrativa viene individuato il prezzo minimo e massimo effettivamente rilevato, mentre il prezzo medio è la media delle quotazioni di prezzo raccolte e validate.

Con riferimento ai dati raccolti attraverso i lettori scanner, essendo disponibile il prezzo medio mensile di ciascun codice a barre (Global Trade Item Number - GTIN) per ogni punto vendita e per ogni GTIN che rientra nel campione selezionato, viene individuato il prezzo medio mensile più basso e quello più alto e viene calcolato il prezzo medio di tutti i prezzi medi mensili con riferimento all’intera provincia, tenendo conto del peso campionario di ciascun punto vendita. Per questa ragione e poiché i risultati di queste elaborazioni fanno tutti riferimento a quantità standard delle confezioni, i valori pubblicati possono differire da quelli proposti sugli scaffali relativi alla specifica referenza proposta[2].

Dal punto di vista metodologico, per il calcolo dei livelli dei prezzi,  attraverso le informazioni fornite dagli scanner data, viene utilizzato un approccio statico, mediante l’utilizzo di un campione fisso delle referenze; sono, tuttavia allo studio innovazioni metodologiche che permettano di sfruttare i vantaggi che l’approccio dinamico (dove il campione delle referenze può cambiare ogni mese sulla base delle vendite) è in grado di offrire, così come già avviene per il calcolo degli indici mensili dei prezzi al consumo.

Per tutti i dati diffusi, considerata la natura delle referenze[3], si precisa che tra una provincia e l’altra, così come tra un mese e l’altro nell’ambito della stessa provincia, le quotazioni (di prezzo) possono riferirsi, per il medesimo prodotto, a diverse combinazioni di varietà, marca e confezione. Pertanto, i confronti temporali possono essere effettuati correttamente solo utilizzando gli indici dei prezzi al consumo diffusi dall’Istat e dagli Uffici Comunali di Statistica, mentre le informazioni sui livelli dei prezzi possono fornire informazioni utili nell’ambito di uno specifico mese. Le ragioni ora esposte consigliano, quindi, di non utilizzare i dati sui livelli dei prezzi diffusi nell’ambito dell’Osservatorio nazionale prezzi e tariffe per confronti fra le diverse città e i diversi mesi.

 



[1] Con riferimento ai prodotti ortofrutticoli, vengono fornite mensilmente solo le informazioni sui livelli di prezzo dei prodotti che, secondo il calendario definito dall’Istat, risultano in stagione nel mese a cui si riferiscono i dati.

[2] Le informazioni utilizzate fanno riferimento a un sotto-campione di punti vendita (circa 1.800 unità tra supermercati e ipermercati) rispetto a quello utilizzato per gli indici dei prezzi al consumo (oltre 4.000 tra ipermercati, supermercati, discount, libero servizio e specialisti per la casa).

[3] È possibile definire la referenza come la combinazione di quattro caratteristiche specifiche di ciascun prodotto: varietà, marca, confezione e punto vendita.

 

Per approfondimenti sulla rilevazione dei prezzi al consumo coordinata dall'Istat, si consulti la pagina web.

 

Consulta la banca dati:
 Agosto 2021
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